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[Recensioni ] - 07/11/2005 (h.13.54)
Montesano, mattatore della risata
"Nojo vulevòn savuar ancòr" è un concentrato di puro cabaret avvolto dalle piume e dai lustrini del varietà

(AGM-LSP) Una volta c’era Gassman, il Mattatore per eccellenza. Poi c’è stato, e c’è, Gigi Proietti, istrionico animale del palcoscenico. Adesso c’è e ci sarà Fiorello, Mattatore del terzo millennio. Ma tra tutti questi nomi eccelsi, tra queste stelle del firmamento artistico italiano va doverosamente annoverato Enrico Montesano.

Nojo vulevòn savuàr ancor” è lo spettacolo che l’artista sta portando in giro per la seconda stagione (da qui l’aggiunta di un "ancor" al titolo), adesso al Teatro Manzoni di Milano fino al 27 novembre. Uno show garbato, gradevole, gentile ma soprattutto irresistibilmente comico, perché Enrico Montesano ha la vis comica che gli scorre impetuosa nelle vene. Uno spettacolo il cui titolo rende omaggio al Principe della Risata: chi non ricorda la leggendaria scena di “Totò, Peppino e la malafemmina”, quando Totò, mano nella mano con Peppino in piazza Duomo a Milano, chiede al vigile meneghino, al ghisa, ”Eschius mi, nojo vulevòn savuàr, per andare dove dobbiamo andare… per dove dobbiamo andare? Sa, è una semplice informazione…”? Ed è proprio la voce del Principe De Curtis (incredibilmente “doppiato” dallo stesso Montesano, ndr) che da “lassù” fa da novello Virgilio all’attore accompagnandolo in un viaggio artistico che incontra il Varietà, il vecchio, caro Varietà, quello di Macario, di Dapporto, della Wandissima, di Totò appunto.

In scena al fianco del mattatore Enrico, 12 ballerine, ”24 gambe 24”, un ensemble di ragazze tutte piume e lustrini che sgambettano in fila straordinariamente sincronizzate, proprio alla maniera delle ballerine di rivista. Dodici ragazze davvero brave, dietro il cui talento, subodoriamo, non manchi lo zampino del ”volpone” Montesano che per il suo spettacolo ha certamente preteso chi ha studiato davvero e sudato nelle palestre e non “calendive, veline, letterine” i cui curriculum sono farciti di ”Ho fatto un provino per il Grande Fratello, ho partecipato ad Amici di Maria De Filippi” o, peggio ancora, ”Sono fidanzata con un calciatore di Serie A”. Un triste contesto che Montesano ha voluto mettere anche in scena, prova ne sia (forse) che gli sarà successo davvero selezionando le ballerine…

Varietà, dunque. Ma anche cabaret. Ed ecco il punto di forza dello show: i monologhi di Enrico Montesano. Fiumi di battute e situazioni reali che lui rende surreali facendoti mozzare il respiro dal gran ridere. Satira di costume impietosa, ironica, attenta, aggiornata “in tempo reale”, come si dice oggi, e con una lieve spruzzata di satira politica, ma lieve, perché ”basta”, nun se ne po’ più, tanto so’ sempre le stesse cose”, afferma Enrico. E allora, pur sfiorando le elezioni primarie regalando due incredibili minuti di Prodi, l’artista sceglie di dare ampio spazio all’étoile stile Nurejev che nel “pacco” nasconde i risparmi d’una vita perché oggi con le banche non si sa mai; al caso-Lapo Elkann e al risveglio, in un qualsiasi mattino, di un Agnelli e di un poveraccio: l’Agnelli si carbura a “Pan di stelle” del Mulino Bianco perché la sua vita è tutta uno spot, mentre il poveraccio ciuccia la sua Colomba comprata in saldi dopo Pasqua e che ancora gli dura anche se siamo a novembre perché ne davano venti a 5 euro e l’affare era d’oro... E ancora, l’insano amore degli italiani per i cellulari, la mania dei termini inglesi che sta ammazzando la nostra lingua (”Questo è il trend, no?”), i reality show e cosi via…

E tra un passo di tip-tap che Enrico ci regala tra le sue ballerine e una canzonetta dolce-amara, Montesano si accomiata dal suo pubblico dopo averlo lasciato con gli occhi umidi di lacrime… ma di risate! Nun me lasciate solo, canta l’artista mentre sullo schermo in fondo al palcoscenico scorrono vecchie foto dal suo album privato di ricordi. Scende tra le prime file della platea, Montesano. Bacia le mani d

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