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[Recensioni ] - 12/11/2009 (h.15.10)
Ad Avenue Q - Via della sfiga niente peli sulla lingua.
Lo spettacolo “cult”in America è approdato a Milano al Teatro Nuovo ed è già un successo, in programmazione fino al 22 Novembre.

(AGM-LSP) L'interminabile fila al botteghino, causata da una cattiva organizzazione teatrale, protrae di una buona mezz'ora l'inizio dello spettacolo, ma è utile per sondare gli umori entusiasti e le aspettative del pubblico. Poi finalmente si parte: un'ondata di energia prende piede per travolgere chiunque, anche gli inossidabili pessimisti che al gingle iniziale, ridondante nel suo “che sfiga che hai, che sfiga che ho”, temono che il tutto si risolva in un'insostenibile banalità. Ma questa filastrocca segna solo l'inizio dello spettacolo e si dissolve per fortuna in una irriverente piacevolezza.

Intanto convince molto l'idea dei pupazzi (disegnati da Arturo Brachettivari tipi umani in una sorta di commedia della vita dei nostri giorni. La vita quotidiana viene percorsa in tutta la sua estensione, perchè problemi, gioie e dolori di un gruppo di vicini di casa vengono fatti vivere con mordente ironia.
Infatti, non manca nessuno: c'è il mancato showman dai sogni spezzati, il neolaureato disorientato, la trentenne realizzata alla ricerca dell'amore, la simpatica asiatica dal nome che è tutto un programma (Vigilia di Natale), l'afro-americano, ex bambino prodigio meglio noto come Arnold (la somiglianza è impressionante), il gay non dichiarato… Insomma, ce n'è per tutti.

La trovata dei pupazzi, già premiata nel resto del mondo dal successo di pubblico e dai tre Tony Awards conquistati, è assolutamente indovinata. Sarà che permette di parlare di temi importanti, spesso di difficile fruizione, senza lasciare spazio a malizia e volgarità: questi pupazzi colorati, a dispetto della loro irriverenza che sfocia in sfacciate e divertentissime gags, con il loro fanciullesco pelo non sprigionano altro che simpatia.
Non c'è spazio per l'oscenità. Nè in Lucy La Bagascia, il viados di turno tutta curve e sesso, che è la cifra degli ultimi scabrosi fatti di cronaca italiana, con quel serioso piglio che la ridicolizza nella propria autocontemplazione, o in Kate Pelosa e Princeton che si lanciano in una furiosa e focosa scena di sesso, nè nel pervertito Trekkie ossessionato da quel porno virtuale omnipresente ormai nella reale vita di tutti, o negli Orsetti dei Pensieri Cattivi. Neanche quando si parla di razzismo o di frustrazione.
Il merito va all'arguzia e intelligenza di Stefano Genovese, che ha curato adattamento, traduzione e regia dello spettacolo, cogliendo nel segno i motivi più idonei a rendere la riscrittura teatrale assolutamente calzante al contesto italiano attuale, visto che lo spettacolo trae linfa vitale proprio da questo e si diverte a fare un po' lo sporcaccione e il policamente scorretto per cantarle un po'a tutti.
Importante la cura delle scenografie, semplici, colorate e non preponderanti rispetto ai personaggi. Un gran valore aggiunto lo dà l'orchestra dal vivo: in bella mostra, al piano superiore di questa palazzina in Avenue Q. Altro merito va agli attori, tutti di valore se consideriamo che ciascuno recita animando i pupazzi, rendendoli i veri protagonisti della scena: ricordiamo in particolare Mauro Simone, già regista del musical 3 metri sopra il cielo, che ha al suo attivo diversi lavori teatrali; Elena Nieri, bravissima cantante ed attrice, Gabriele Foschi ed Elisa Sanatrossa.

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